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Forlì
LA RABBIA per l’incredibile e immeritata sconfitta di Ostuni ovviamente non è stata metabolizzata. Il fondo della classifica è tanto vicino quanto l’approssimarsi dell’ennesimo anticipo televisivo di venerdì con il Sigma Barcellona. Il mercato in entrata per la Marco Polo resta freddo e immobile come un pino marittimo. E senza un innesto anche la squadra biancorossa corre il serio rischio di spezzarsi sotto i colpi dei tanti e pericolosi lunghi della squadra siciliana. Per Roberto Casoli, unico pivot di ruolo forlivese, ci si aspetta ancora lo straordinario.
Si aspettava un campionato di Legadue così equilibrato e competitivo?
«Sì me lo aspettavo. Anche sulla carta a inizio stagione era ben chiaro. Molti roster inoltre sono cambiati da inizio anno quindi è stata possibile molta mobilità colmando tante lacune ai vari team. Se c’erano problemi all’inizio del campionato ovviamente molte società sono corse ai ripari mettendoci le toppe. Credo addirittura che la competizione aumenterà ulteriormente perché una classifica così equilibrata ti spinge al massimo».
Quanto pesa la rabbia di Ostuni?
«E’ pesata e pesa tuttora moltissimo: una partita dominata per 39 minuti e 50 secondi non si può perdere, non ci sono scuse. L’umore negli spogliatoi ora è molto migliorato. Il coach è stato determinante, soprattutto grazie ad allenamenti intensi e molto tirati che ci hanno ridato fiducia. Sinceramente spero che la delusione si trasformi in un plus positivo nella partita contro Barcellona, che ci spinga ad affrontarla al 110%. Ci vorrà molta grinta».
Della squadra di Pancotto quali sono gli aspetti più temibili?
«Indubbiamente il talento, perché da quello che ho visto spesso fanno fatica a giocare insieme, rischiano di perdersi tanto sono bravi, ma alla fine le partite le portano a casa perché di talento individuale ne hanno da vendere».
Sotto canestro servirà mettere una pezza. Per l’ennesima volta...
«Bisognerà limitarli il più possibile. Il problema è che non vanno a canestro solo con i lunghi, ma facilmente anche con gli esterni e questo complica la situazione: giocatori come Hicks, Lukauskis e Green hanno nelle mani molti punti».
Qual è l’avversario più pericoloso?
«Per me Michael Hicks: all’andata ha fatto una prestazione incredibile, ci ha castigato. Se parte dalla panchina però anche Bucci può essere molto pericoloso. È molto scontato se dico Green?».
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LA LINEA DELLA Trenkwalder, dopo il grave infortunio occorso a capitan Valenti, è sempre stata chiara. Si va avanti coi giovani a meno che, sul mercato, non si trovi un atleta che, per caratteristiche tecniche e umane, possa integrarsi col gruppo biancorosso. E nei giorni scorsi uno spiraglio, sotto questo profilo, si era aperto. David Brkic, pregevolissima ala forte, del tutto italiana anche se il nome direbbe il contrario, era dato in rotta con la sua società, la Prima Veroli, che era pronta a lasciarlo andare. Nell’ambiente si era fatta subito sotto l’Enel Brindisi, ma il giocatore aveva fatto capire al suo entourage di non gradire troppo l’interessamento dei pugliesi, e che se proprio doveva partire avrebbe preferito una destinazione tipo Reggio, da lui estremamente gradita. Tanto sarebbe bastato al management della Trenkwalder per drizzare le orecchie e sondare le reali intenzioni dell’atleta. Nel frattempo però la situazione col club frusinate si sarebbe ricomposta; Brkic avrebbe ottenuto alcune garanzie e, salvo imprevisti, concluderà la stagione a Veroli.
DA QUANTO emerge però tra la Pallacanestro Reggiana e il lungo di scuola Virtus Bologna, si è arrivati a una sorta di intesa non scritta, dipendente anche, ovviamente, da come si concluderà l’attuale campionato, in previsione della prossima stagione. A mò di quello che avvenne, di questi tempi nel 2001, con Demian Filloy, il quale poi è approdato effettivamente in riva al Crostolo. Se poi la situazione tra Brkic e Veroli dovesse tornare a inasprirsi, potrebbero aprirsi altri discorsi. Ma di certo non prima dello scontro diretto tra la Trenkwalder e la Prima, in programma il prossimo 12 febbraio.
g.d.
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