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Appuntamento azzurro in questi giorni per Marco Allegretti e Brian Sacchetti, convocati dal coach della nazionale Carlo Recalcati al raduno che si tiene a San Lazzaro di Savena dal 28 maggio al 5 giugno.Domani alle 20 i due bianconeri prenderanno parte all'amichevole tra Italia e All Star Giba.
Intanto, mentre in casa Carife il mercato è sostanzialmente in stand by, in serie A infuria il toto-allenatori su diverse panchine. Alla Virtus, ad accogliere l'ormaiex bianconero Andre Collins, dovrebbe andare Lino Lardo, a Cantù dopo l'addio di Dalmonte (che è nel taccuino Fortitudo con un altro ex ferrarese, Alex Finelli, ma che può andare anche a Montegranaro) arriverà Andrea Trinchieri, tecnico della rivelazione Veroli in Legadue. A Pesa-ro si parla del dopo Sacripanti (andrà a Caserta?) e per il futuro potrebbe esserci proprio il pesarese ed ex Carife Stefano Cioppi, che sta disputando la finale di Legadue con Soresina.
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«Se non c'è un buon progetto non vado nella NBA». Con queste parole il gioiellino del basket spagnolo Ricky Rubio (190, 18), in lizza per una delle primissime chiamate del prossimo draft, ha dato a intendere che non ha assolutamente intenzione di dire immediatamente di sì a qualsiasi squadra, soprattutto se questa dovesse essere la scapestrata Memphis, attualmente l'indiziata numero uno per la sua scelta in qualità di franchigia detentrice del secondo pick 2009.
«Il numero è importante perché significa che hai uno status migliore - ha aggiunto Rubio - Ma si deve valutare anche se la squadra che ti sceglie ha un buon progetto e dei buoni giocatori». A questo proposito, pare che nelle ultime ore i New York Knicks abbiano fatto un'offerta di scambio ai Grizzlies per poter arrivare al talento catalano.
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Alzi la mano chi l’avrebbe detto. Praticamente nessuno all’inizio della Regular Season. Altrettanti all’inizio dei playoffs, vista la faticaccia contro i Sixers. E non in molti nemmeno prima di gara-1 contro i Cavs, pur avendo appena mandato a casa i Celtics. E invece, signori, gli Orlando Magic sono i campioni della Eastern Conference 2009.
E ora andranno a giocarsi l’anello contro i Lakers, per la prima finale NBA dal lontano 1995. “Non credo che la gente pensasse che potessimo arrivare a livelli del genere” dice coach Van Gundy. Come dargli torto.
Gara6. Ultima spiaggia per Cleveland. Ci si aspettava una partita tirata, come d’abitudine in questa serie. Niente di più sbagliato. La franchigia della Florida domina dal primo all’ultimo minuto, senza sosta. Dopo l’ultima sconfitta maturata grazie agli isolamenti in punta di LeBron, Van Gundy ha deciso che è ora di fare degli aggiustamenti: che ci batta qualcun altro. LeBron parte piano, ma gli altri latitano – come spesso accade quando la situazione scotta. Le cifre di Mo Williams (6/12 ieri, il 37% dal campo nella serie) non ingannino, perché nella prima metà gara è un disastro e naviga ai margini del match. Delonte West (9/19) sembra avere un po’ di attributi in più, ma non si capisce perché abbia così tante responsabilità nel terzo e quarto periodo. Ilgauskas non incide, per usare un eufemismo (1/5, 22 min) e la sensazione è che con i 2 lunghi in campo dei Cavs non ci sia proprio partita. Lewis fa da subito quello che gli pare: troppo alto sui cambi con un esterno, troppo rapido per il lungo sul perimetro. In generale, Cleveland fa fatica in attacco, ma è la difesa a concedere fin troppo. Poi, l’energia: Howard è stato letteralmente devastante, dominando il pitturato e alla fine i Cavs finiscono sotto a rimbalzo 47-34. Per non parlare del fatto che contro il leader dei Magic (career high nei playoffs giocando a livelli shaquilleschi) non si siano visti antidoti. E non solo per il quarantello e per il 70% abbondante ai liberi in 6 partite, ma perché ormai sa uscire dai raddoppi in post in modo da regalare piazzati ai tiratori o perlomeno da favorire la classica circolazione sugli esterni che di solito porta un buon tiro dall’angolo per i vari Pietrus o Lee o Lewis.
Altre chiavi: Orlando come sempre va dove la porta il tiro da 3. 12/29 (statistica peggiorata solo nel finale) è abbastanza per far saltare anche la difesa dei Cavs, apparsa comunque come già accennato, meno intensa di quanto fosse lecito attendersi. Ovvio, che non appena è uscito qualche piazzato, Cleveland è tornata a sperare, ma in linea di massima all’Amway Arena i tiratori dei Magic la mettono, soprattutto se la difesa Cavs non riesce a ruotare nemmeno sul primo scarico dal post. Turkoglu (3/12) dimostra nuovamente di essere decisivo aldilà delle percentuali, Alston dimostra di essere nel bene e nel male l’uomo che può incidere di più sul rendimento dei suoi: nelle ultime 2 gare ha un 6/26 dal campo, ma specialmente in casa si accende con facilità. Tra i Magic, comunque, colui che ha il migliore plus/minus (+15) è Courtney Lee: il rookie ha una maturità sconcertante e sa salire di livello quando conta, cosa che lo rende davvero speciale, lasciando perdere le cifre (8 punti, 4 rimbalzi, 4/7). Infine: il contributo della panchina è ancora una volta un vantaggio per i Magic: la serie si chiude emblematicamente 123-66 (!), con Pietrus ancora una volta decisivo sia per il tiro letale (47% dall’arco nella serie) che per l’intensità su due lati del campo. A questo proposito è bene aggiungere qualche dubbio sulla gestione del Coach of The Year Mike Brown. Gibson accantonato nelle prime gare, poi riproposto e nonostante tutto non certo uno dei peggiori; Szczerbiak utilizzato a tratti, e in gara6 semidisastroso, ma preferito comunque a un Pavlovic incredibilmente fuori dalla rotazione dopo una buona gara2; Joe Smith, che anche come caratteristiche tecniche avrebbe potuto dire la sua, con 0 dicesi zero minuti nelle ultime uscite (e contemporaneamente Ben Wallace non proprio scintillante).
Capitolo LeBron. Inutile nascondersi: ci si attendeva ben altro dal 23. Non gli si può certo gettare la croce addosso dopo una serie leggendaria da 38,5 punti, 8 rimbalzi e 8 assist però la gestione del finale di gara4 e soprattutto quest’ultima gara6 sono abbastanza sospette. Non importano tanto i punti realizzati (25) e l’8/20 al tiro. È stato più che altro l’atteggiamento del Prescelto a lasciare qualche dubbio: silenzioso all’inizio, quando ha cercato (invano) di coinvolgere i compagni, col passare del tempo avrebbe dovuto forse prendersi qualche responsabilità in più. Invece troppi attacchi affidati all’estemporaneità di Williams e West e poche idee su come ribaltare la serie. Per alcuni tratti è parso di rivedere la Cleveland degli scorsi anni, coi soliti difetti, legati alla gestione dei possessi importanti (vedi proprio West in gara7 a Boston lo scorso anno). Quest’anno la presenza di Mo Williams avrebbe dovuto risolvere la questione ma l’ex-Bucks si è dimostrato un fantastico secondo violino da stagione regolare, ma non all’altezza per ripetersi nella post-season, dove ha globalmente deluso. Per parecchi minuti, soprattutto nel terzo parziale, la sensazione è stata quella di una Orlando in grado di andare avanti abbondantemente di 30 e se ciò non è accaduto è stato grazie ad alcuni canestri estratti dal cilindro dai Cavs, ma si intuiva che non poteva bastare per rientrare a contatto. Conferma, anche se fino a poco tempo fa pareva una riflessione opinabile, che per vincere a questa squadra serve un altro big da affiancare a LeBron.
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SIENA - Mattinata di riposo ieri per la Montepaschi che ha ripreso la preparazione nel primo pomeriggio. Dopo la riunione tecnica i biancoverdi sono scesi in campo per una seduta di basket. Non si è allenato Shaun Stonerook ancora dolorante per la botta presa ieri nel corso della partita.
La squadra è partita nel pomeriggio alla volta di Treviso dove questa sera alle 20,30 affronterà la Benetton. La speranza è che sia una bella gara di basket, senza i colpi proibiti che, da parte veneta, hanno caratterizzato il match di sabato.
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Soldati e Zakelj si sono dati appuntamento per quest'inizio settimana, del ponte festivo. Il presidente bianconero dichiara il gioco, come a bridge: «Ci lavoreremo su, carte in tavola». Il suo interlocutore arancione conferma l'incontro, ma non fa accusi. «Sono fiducioso sul fatto che si possa giungere a una soluzione positiva per la pallacanestro udinese», si lascia andare però.
Quale non è dato sapere.
Paron Pozzo, parlando a una tv locale udinese, è parso averla in tasca. Ha ribadito che sarebbe «sprovveduto o presuntuoso» a rilevare e pensare di fare basket in proprio. Ha rilanciato la sua offerta di partecipare alla gestione per i prossimi 4 o 5 anni: «Mettiamo 4». Oltre a rinnovare fiducia nella «capacità di fare basket», sottolineata due volte, di Snaidero, ha sviluppato un discorso economico se il presidente confermasse le sue dimissioni.
«Ha un'azienda di cucine - ha detto - che porta sponsor collegati anche per la pallacanestro (basti pensare al fedele cosponsor Electrolux in primis, ndr). Se lasciasse davvero, quindi, mancherebbero ricavi importanti per la squadra di basket udinese». Discorso su cui ha coinvolto l'aspirante acquirente della Snaidero basket, Massimo Blasoni, nel noto incontro prima di Udinese - Milan al Friuli: «È un amico, un bravo ragazzo, lo conosco da bambino. Gli ho detto: chi te lo fa fare. Mi pare abbia capito». Per Pozzo pare un gioco da ragazzi allargare, dunque, il giro. Catena che, oltre che dalla chiusura dei contenziosi tra Udinese calcio e Comune di Udine a cui ha fatto pure cenno, questa settimana potrebbe essere oliata dall'affare stadio Friuli.
I possibili interessati restano quelli: il gruppo Luci già partner nel 2000 del progetto nuovo palasport poiaccantonato, la Vidoni spa di cui Soldati è direttore commerciale. La chiamata a Blasoni per il tavolo allargato, invece, è prevedibile dopo le europee del week-end: non si sa mai che gli scappi qualche altra battuta su Honsell alla maxi - cena di chiusura campagna elettorale di Collino. Sullo sfondo resta sempre l'Arfìn, che almeno finora è nel bouquet ricavi di tutti gli interessati al salvataggio.
Dopo le voci di movimenti sul fronte orientale, ora ne arrivano tra Destra Tagliamento e Veneto: che coinvolgano la Pontarolo engineering già nelle federate snaiderine a Cordovado, Chions e Portogruaro? Pozzo ha distribuito già pure le cariche: «Snaidero presidente finché non è proprio stanco, Blasoni vice finché non avrà imparato tutto del basket». Con una postilla: «Naturalmente, Snaidero ha diritto di dire no». Con la cessioni dei diritti di Legadue in scadenza il 22 giugno e l'azionariato diffuso Raggi -Franz sempre in stand by.

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