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NBA: Nba stories: Desmond Mason, il desaparecido

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Scritto da Luigi
Pubblicato: 15 Aprile 2012
Creato: 16 Aprile 2012
Visite: 1521

di Vincenzo Di Guida

Se la notte del 10 febbraio 2001 aveste chiesto a Desmond Mason, dove pensasse di essere tra nove anni, vi avrebbe risposto: “ Nella Nba, magari con un anello al dito”. Siamo nel 2001, è il suo anno da rokiee, 17esima scelta al draft 2000 per i Seattle Supersonics, dopo il quadriennio (quattro anni al College, adesso sono roba da lacrime agli occhi) a Oklahoma State. Corpo (196 cm) scolpito da Fidia, doti atletiche da far aprire un’indagine per manipolazione genetica. Un saltatore ammorbante. Difensore di vaglia, in attacco c’è da lavorare al tiro per renderlo una shooting guard d’alto profilo, ma il materiale non manca. Nei Sonics d’annata parte dal pino per dare una scossa d’adrenalina cambiando Brant Barry o Ruben Patterson.

E’ la squadra post Shawn Kemp, ancora di Gary Payton, con un Rashard Lewis in rampa di lancio e un Pat Ewing al ballo di commiato. Il coach è Paul Westphal che vealtrrà spesato dopo 15 partite (6-9 il record), come capo allenatore viene promosso Nate McMillan. A roster autentici oggetti di culto come Vin Baker, giocatore clamoroso a Milwaukee, ma poco splendente nella “Città della pioggia” a causa di un rapporto complicato con la bottiglia. Nella categoria inarrivabili, David Wingate, che da anni nella Lega non combinava una mazza, ma che un posto lo trovava sempre grazie ai buoni uffici del suo grande amico “The Glove”. In testa con il secondo distante anni luce, c’è Pervis “Never Nervous” Ellison. Prima scelta al draft del 1989 da parte dei Sacramento King. Definibile con un eufemistico “ non ha mantenuto le attese”. Tradotto, in lizza con Kwame Brown e Michael Olowokandi per peggior prima scelta della storia. In squadra anche Olumide Oyedeji, nigeriano di 208, che diciamo così a quei tempi imparava l’arte del centro. A gente del genere non daresti tanto credito e invece di partite ne vincono 44 (merito soprattutto di Payton), che oggi basterebbero per andare ai playoff in qualunque Conference. Non allora. Quinto posto nella Pacific e tanti saluti. Torniamo a Mason. Gioca e bene per i Sonics nella prima parte di stagione facendo scattare così la convocazione all’All Star Game dei Rookie, partecipando al raggelante match Rookie e Sophomore. Difesa zero, talento tantissimo, schiacciate pure.

Ecco schiacciate. Mason fa domanda per lo Slam Dunk Contest. Accolta. Alla gara partecipano Baron Davis, Corey Maggete, DeShawn Stevenson, Jonathan Bender, Stromile Swift. Messi in fila, tutti. Il titolo è suo. Il futuro è roseo. E il Re delle schiacciate succedendo nell’albo a Vince Carter. L’anno dopo si ripresenta, ma c’è Jason Richardson e non se ne fa niente. La prima stagione con i Sonics la chiude a 5.9 punti in 19 minuti di utilizzo medio. L’anno successivo i miglioramenti sono evidenti: 12,4 e 4.7 rimbalzi in 32 minuti. Record 45-37, si va ai playoff. Primo turno di fuoco contro i San Antonio Spurs. Una serie bellissima, finisce 3-2 per i texani. Mason fa progressi significativi in attacco, dove alla penetrazione e al gioco in campo aperto aggiunge anche un jumper dalla media interessante. In difesa sale di livello, prendendosi cura dei big avversari. La terza stagione è quella decisiva. Parte in quintetto in ala piccola. Le cifre migliorano ancora (14.1), ma il salto di qualità tanto atteso non arriva. Mason resta dipende troppo dalla sue doti atletiche. Il tiro non migliora, così come la lettura a difesa, mentre il trattamento di palla sembra ancora quella di un rokiee. In più a Seattle c’è aria di rinnovamento e il mercato dà la possibilità di mettere le mani su un certo Ray Allen. A febbraio del 2003, i Sonics impachettano lui e l’uomo franchigia Gary Payton verso Milwaukee in cambio di “He Got Game”. In maglia Bucks Mason non delude e chiude la stagione a 14.8 punti e 3.2 rimbalzi con il 47% dal campo e il 29% da tre (career high), mostrando lampi di atletismo debordante. Milwaukee esce al primo turno con i Nets. Nel 2003-2004 scende complice qualche infortunio a 14.2. Primo turno di playoff con Detroit. Fuori. Passiamo al 2004-2005, che sarà a tutti gli effetti il suo anno. Desmond (che di secondo nome fa Tremaine), viaggia a 17.2 punti di media. Ovvero a un passo da ruolo di stella nel firmamento Nba. Peccato che come stella nella sua stessa squadra si consacra un certo Michael Redd, che conferma i progressi dell’anno precedente issandosi a 23.4 punti. In estate si cambia indirizzo. Con i New Orleans Hornets dell’astro nascente Chris Paul le cose vanno bene ma non benissimo. Ruolo da comprimario (10.8 punti il primo anno, 13.7 il secondo), non da stella. E vai con l’operazione nostalgia. Nel 2007-2008 si torna a Milwaukee. Inizia il declino. Da secondo-terzo violino, si passa a specialista difensivo con rara licenza di tirare (9.7 punti).

La squadra è un disastro (26v-56p), e la parte del leone la recitano Redd, Villanueva, Mo Williams e Bogut. Meglio andare via. Si fanno avanti gli Oklahoma City Thunder. Doppio revival. Mason torna in Oklahoma dove ha giocato all’’università. Per giunta ai Thunder, ovvero la reincarnazione dei defunti Seattle Sonics. Ricordate Milwaukee?. Fate peggio. Solo 39 partite giocate, di cui 19 in quintetto. Domina tale Kevin Durant, che sfiga gioca nello stesso ruolo. Per Mason si viaggia a 7.5 punti di media in 27 minuti. Poi arriva l’infortunio al ginocchio e la stagione va a farsi benedire. Contratto in scadenza, nell’estate passata. Si fanno avanti solo i Sacramento Kings del suo primo allenatore Nba, Paul Westpaul. La firma arriva su un contratto annuale non garantito al minimo salariale (1.8 milioni di dollari). Westpaul lo recluta per le sue doti difensive la capacità di ricoprire più di un ruolo. Per il 32enne texano siamo al canto del cigno. I Kings esercitano la clausola del “non garantito” e lo tagliano dopo sole 5 gare (2,6 punti in 13.2 minuti), o meglio comparsate. Westpaul dirà che non è più il giocatore di una volta. Il nuovo millennio per Mason si era aperto con grandi aspettative. Il decennio si è chiuso da desaparecido. Le ragioni? Tante. Mason è un 1.96 iperatletico che non si è mai trasformato compiutamente in una guardia o in un’ala piccola, ma è sempre rimasto a metà tra i due ruoli. E quando le gambe iniziano a perdere colpi, comincia l’inevitabile discesa. Limiti tecnici e caratteriali lo hanno portato fuori dalla Lega. Una Lega nella quale credeva di poter recitare un ruolo diverso. Un buon giocatore come tanti, un grande atleta come pochi, ma non una stella. Fine della corsa.

da tuttobasket.net

NBA: Lakers e Chicago ok all’overtime, a Denver lo scontro diretto con Houston

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Scritto da Luigi
Pubblicato: 15 Aprile 2012
Creato: 16 Aprile 2012
Visite: 1179

 

New York Knicks – Miami Heat 85-93
I Knicks sono chiamati all’impresa contro Miami per allungare ulteriormente le distanze da Milwaukee, ma sbattono contro gli Heat, in piena forma dopo la passeggiata contro i Bobcats. Come sempre, i Big Three dominano, realizzando 29 dei 36 canestri dal campo per gli ospiti, risultando decisivi per la vittoria, messa in discussione solo all’inizio dell’ultimo quarto, quando i Knicks erano riusciti a ritrovare il vantaggio. Nonostante la sconfitta, continua il buon momento di Carmelo Anthony, che chiude con 42 punti (31.7 di media ad aprile) e 9 rimbalzi.
Los Angeles Lakers – Dallas Mavericks 112-108 (ot)
Ancora senza Bryant, I Lakers faticano contro dei Mavs coriacei. Entrambe le squadre soffrono la scarsa vena dei loro lunghi, ma trovano punti pesanti dagli esterni. Delonte West da un lato, Ramon Sessions dall’altro, sono gli aghi della bilancia per le due squadre, il primo però dura solo i primi due quarti, il losangelino invece nell’ultimo quarto mette 7 punti pesanti. Tutti e due nel finale hanno l’occasione per evitare l’overtime, ma West sbaglia una tripla, mentre Sessions non trova neanche il ferro forzando dalla media. Nel supplementare due triple di Gasol risultano decisive per i Lakers, alla quarta vittoria consecutiva.
Charlotte Bobcats – Boston Celtics 82-94
Per la prima volta nell’era dei Big Three, Boston deve fare a meno di Garnett, Pierce e Allen, ma quella in North Carolina è pur sempre una gita di piacere per i Celtics, che portano a casa la seconda vittoria consecutiva. Senza i Big Three non cambia il rendimento di Rondo (20 punti, 16 assist), e la sue 8 palle perse non influiscono nel match, mentre Bass sfiora la doppia doppia con 22 punti e 9 rimbalzi. Per Charlotte si salvano solo un Henderson da 22 punti, e Derrick Brown, che chiude a quota 15 con 6/10 dal campo.
Atlanta Hawks – Toronto Raptors 86-102
Sconfitta pesante per Atlanta in ottica quarto posto, in una sfida che sembrava essere ampiamente alla portata contro Toronto, ormai fuori dai giochi. I Raptors tirano col 55% e mandano in doppia cifra ben sei giocatori, con 40 punti dalla panchina, mentre per i padroni di casa, apparsi stanchi dopo 4 vittorie nelle ultime 5 partite, possono contare solo su un Josh Smith da 26 punti e 8 rimbalzi.
Detroit Pistons – Chicago Bulls 94-100 (ot)
Chicago fatica più del necessario in quel di Detroit, ma alla fine ottiene la terza vittoria consecutiva, consolidando la sua leadership nella Eastern Conference. Detroit ha sperato nell’impresa, ma deve soccombere nei supplementari, portando a casa la seconda sconfitta di fila. Una tripla di Rose a 6” dalla fine evita la sconfitta a Chicago, e all’overtime gli ospiti si mettono subito a distanza di sicurezza, per evitare brutte sorprese. Per i Bulls Noah chiude con 20 punti e 17 rimbalzi, mentre Rosa va vicino alla doppia doppia con 24 punti e 9 assist, mentre ai Pistons non bastano i 32 punti di Stuckey.
Cleveland Cavaliers – Orlando Magic 84-100
Alle assenze di Turkoglu e Howard, si aggiunge dopo 7’ di gioco anche quella di Glen Davis, ma nonostante ciò i Magic portano a casa una preziosa vittoria esterna contro Cleveland, anch’essa falcidiata dalle assenze. I Cavs tirano col 37%, mentre Orlando manda 5 uomini in doppia cifra, con Jameer Nelson che sfiora la doppia doppia (21 punti, 9 assist, 7 rimbalzi).
Sacramento Kings – Portland Trail Blazers 104-103
Una volta tanto DeMarcus Cousins non è limitato dai falli, e Sacramento ne approfitta per portare a casa una vittoria che comunque ha solo un valore simbolico. Il centro dei Kings chiude con 23 punti, ed è uno dei tre giocatori ad andare a quota 20 punti per i padroni di casa, insieme a Evans e Thornton, autore del canestro decisivo a 3” dalla sirena. Portland resta in carreggiata fino alla fine grazie a 31 punti di Matthews (8/10 da tre) e ai 19 punti di Felton.
New Orleans Hornets – Memphis Grizzlies 88-75
Memphis tira male dal campo (35.7%) e rischia di compromettere la corsa al quarto posto, perdendo contro New Orleans, vogliosa di fare bella figura davanti a Tom Benson, nuovo proprietario della franchigia della Louisiana. Memphis perde la bussola nella seconda metà di gara, e gli Hornets, con un Gordon finalmente in forma (18 punti in 28’), mettono la freccia mettendo in cassaforte la vittoria. Per Belinelli solo 6 punti partendo dalla panchina, con un pessimo 1/7 dall’arco.
Denver Nuggets – Houston Rockets 101-86
Nel primo scontro diretto tra la settima e l’ottava forza a Ovest, ad avere la meglio sono i Nuggets padroni di casa, adesso un po’ più tranquilli in ottica post season. Houston becca la terza sconfitta consecutiva (le due precedenti contro Utah e Phoenix, ancora in corsa per l’ottavo posto), e la lotta per l’ultima piazza ai playoff rischia di farsi interessante in questo finale di regular season. Houston ha una partenza razzo, e prova a mettere in ghiaccio la partita nella prima metà di gara, ma nel terzo quarto tira col 35% e Denver, guidata da Lawson e Afflalo, ribalta completamente la situazione, chiudendo sul +12 per i Nuggets. Nell’ultimo quarto i Rockets tirano anche peggio, se possibile, e Denver porta a casa uno scontro di importanza capitale.
Benedetto Giardina

NBA: Bryant, Durant, James: è corsa a tre per il titolo di MVP dell’Nba

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Scritto da Luigi
Pubblicato: 15 Aprile 2012
Creato: 16 Aprile 2012
Visite: 1422

L'Nba si avvia verso la fine della regular season: le stelle di Lakers, Thunder e Heat si contendono il premio di "miglior giocatore della stagione". Nel 2011 s'impose Derrick Rose.

di Vincenzo Di Guida

La stagione regolare Nba si avvia alla sua conclusione, e i rumors sui premi individuali iniziano a serpeggiare. Il riconoscimento più ambito è quello per il titolo di MVP (acronimo di Most Valuable Player), che tradotto sta per “miglior giocatore della stagione”.

Kobe Bryant e la parola MVP vanno spesso nella stessa frase - La stella dei Los Angeles Lakers, per acclamazione erede designato di Michael Jordan, è un candidato naturale, e la stagione che sta disputando depone totalmente a suo favore. Qualche numero giusto per rendere l’idea: 28.1 punti di media a partita con il 43% dal campo, 5.4 rimbalzi e 4.6 assist. Tutto questo a 33 anni suonati e con un chilometraggio Nba logorante (quindicesima stagione da professionista). Kobe punta al titolo di Mvp, uno perché è un vincente, due perché non ama arrivare mai secondo, e tre perché adora recitare il ruolo del salvatore della patria. I Lakers hanno scambiato durante il lockout Lamar Odom ai Dallas Mavericks, a marzo hanno spesato senza troppi problemi una leggenda gialloviola come Derek Fisher, e sino a qualche settimana fa hanno provato a cedere in tutti i modi Pau Gasol, ovvero i tre migliori amici (parola grossa quando si parla di Bryant) che il “Black Mamba” avesse in squadra. Il gioco voluto da coach Mike Brown (e dal nostro Ettore Messina) non gli garba troppo, e lo fa notare ogni volta che può. Tutti ingredienti che lo rendono ancor più voglioso di conquistare quel titolo.

L’avversario numero uno nella corsa all’Mvp è Kevin Durant -Gettiamo la maschera, è il grande favorito. Due titoli di capocannoniere già in bacheca a neanche 24 anni, una classe innata associata a una leadership silenziosa e mai urlata. Destinato a dominare la prossima decade Nba grazie a un bagaglio offensivo illimitato: 2.06 cm d’altezza, tira da fuori come Ray Allen e in entrata è fenomenale grazie allo strabordante atletismo. Insieme a Russel Westbrook e James Harden sta guidando gli Oklahoma City Thunder alla conquista della testa di serie numero uno nei playoff della Western Conference. In un mondo come quello Nba dove i numeri contano, quelli di “Durantola” fanno veramente spavento: 27.5, 7.9 rimbalzi, 3.5 assist di media a gara.

MVP fa anche rima con Lebron James  – Il più forte e completo giocatore del Pianeta ha posto la sua firma nell’albo d’oro nel 2009 e nel 2010, quando era l’uomo del destino “The Chooseone” dei Cleveland Cavaliers. Sappiamo bene come è andata a finire, con la famosa estate del 2010 che portò a “The Decision” (unico caso nella storia di un giocatore che annuncia in un programma televisivo improntato appunto alla “decisione”, la volontà di cambiare squadra) e il conseguente passaggio ai Miami Heat del grande amico Wade. A Cleveland diedero fuoco alle auto in strada, nel caldo si South Beach di cuori ne continua a infiammare tanti in virtù di un talento mai visto, ma finchè non metterà l’anello di campione Nba al dito, sarà sempre etichettato come un perdente. James in stagione viaggia 26.8 punti di media condita da 8 rimbalzi, 6 assist e 2 palle rubate a partita.

Kevin Love potrebbe essere definito l’Mvp romantico dell’Nba – Ha tutto per essere eletto, è il volto bianco della lega, viaggia a una mostruosa doppia doppia di media (26.0 punti e 13.3 rimbalzi a partita), ha vinto la gara del tiro da tre punti all’All Star Game 2012, ma il record dei Minnesota Timberwolves non ne fa un opzione credibile. Meriterebbe altre platee.

Infine c’è l’MVP della passata stagione Derrick Rose – Giocatore unico, una sorta di Allen Iverson con più visione di gioco e meno hip hop nella sua pallacanestro. I Chicago Bulls hanno il miglior record dell’Nba, e se la sono cavata bene anche durante la sua prolungata assenza per infortunio. I 22 punti e gli 8 assist di media sono in ogni caso impressionanti.

Nelle ultime stagioni il vincitore del titolo di MVP non ha mai vinto l’anello Nba. L’ultimo a riuscirci fu Tim Duncan nel 2003 con i San Antonio Spurs. La storia si ripeterà anche quest’anno?

NBA: La città di Trieste ospiterà le Finali del primo NBA Schools Cup

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Scritto da Luigi
Pubblicato: 15 Aprile 2012
Creato: 16 Aprile 2012
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L’Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia (FVG) e la National Basketball Association (NBA) annunciano una partnership di marketing che vedrà la Regione impegnata a supportare gli eventi e lo sviluppo del basket, diventando la destinazione turistica ufficiale di NBA in Italia.
 
La partnership sarà effettiva a partire dal 20 aprile 2012 con il lancio dell’NBA Schools Cup, un torneo 3 contro 3 che coinvolgerà le scuole e vedrà all’opera oltre 75.000 studenti in Italia. La NBA Schools Cup è aperta a ragazzi e ragazze dai 14 ai 19 anni e interesserà 2500 scuole italiane, terminando con una due giorni di finali a Trieste, in programma il 9 e 10 giugno.
 
“L’accordo di collaborazione con NBA è una grande opportunità per il Friuli Venezia Giulia – ha commentato l’assessore regionale alle Attività produttive Federica Seganti. – La NBA è conosciuta in tutto il mondo e questa partnership è un veicolo per l’immagine regionale che desideriamo promuovere, ovvero quella di una regione proattiva, anche se piccola, e al centro di iniziative internazionali, sebbene (o forse proprio perché) di confine. Da questo evento e da altre attività in programma ci aspettiamo un significativo afflusso di persone in regione e un grande ritorno di immagine. L’evento NBA Schools Cup, in particolare, fornirà l’occasione anche per una campagna di promozione della regione come meta di turismo scolastico.”
 
“Diamo il benvenuto alla Regione Friuli Venezia Giulia all’interno della famiglia NBA,” ha commentato Katia Bassi, Director - Italy, NBA EMEA. “La NBA Schools Cup è un ottimo modo per incominciare la nostra collaborazione e portare il nostro sport all’interno delle scuole italiane. Grazie al supporto di FVG, continueremo a offrire nuove esperienze NBA agli appassionati italiani.”
Come destinazione turistica ufficiale di NBA in Italia, Friuli Venezia Giulia avrà visibilità nei prossimi eventi NBA in Italia. NBA e FVG lavoreranno insieme per offrire agli appassionati nella Regione e nel resto d’Italia l’esperienza NBA attraverso una serie di competizioni sul tema del basket e iniziative aperte a fan e famiglie.
Le registrazioni per iscriversi all’NBA Schools Cup tournament apriranno oggi, giovedì 5 aprile. Le scuole potranno registrarsi contattando Mediamakers srl all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure al numero 02.29512596. Per maggiori informazioni consultate la pagina Facebook di NBA Italia.

   

Radio Deejay sarà partner ufficiale della NBA Schools Cup.

 

da tuttobasket.net

Lega A: Benetton Treviso-Canadian Solar Bologna 63-59

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Scritto da Luigi
Pubblicato: 15 Aprile 2012
Creato: 16 Aprile 2012
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Benetton Treviso-Canadian Solar Bologna 63-59

(20-12, 28-23; 47-38)

Treviso: Ortner 11, Goree 8, De Nicolao 0, Thomas 7, Viggiano 13; Mekel 12, Becirovic 3, Bulleri 4, Cuccarolo 5, Moldoveanu 0. N.E.: Contessa, Gaspardo. All.: Djordjevic.

Bologna: Koponen 12, Poeta 9, Gigli 6, Sanikidze 10, Douglas-Roberts 2; L. Vitali 11, Gailius 7, Lang 2, Werner 0. N.E.: Quaglia, Person, M. Vitali. All.: Finelli.

  1. Lega A: Dinamo Sassari- Fabi Shoes Montegranaro 79-77
  2. Lega A: Novipiù Casale - Montepaschi Siena 76 - 82
  3. NBA: Beli rinvia il rimpatrio: "Voglio solo l'NBA"
  4. LegA2: Trenkwalder, conferenza stampa

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