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TREVISO – Passano gli anni, gli obiettivi possono anche ridimensionarsi, ma il fascino di certe sfide non potrà mai afflosciarsi: è il caso del duello tra la Benetton e la Fortitudo, che ha segnato sfide epiche nell’ultimo decennio, ad altissimi livelli, prima di ridursi per rilevanza ad una normale partita di
’routine’ utile solo ai fini del miglior piazzamento della classifica e nulla più. Almeno per il momento, visto che Treviso dilapida regolarmente in trasferta la schiacciante supremazia che l’aria di casa le garantisce (sono 11 le vittorie interne in campionato su 12 partite giocate), mentre la Bologna biancoblù attraversa una stagione piuttosto imbarazzante e deludente, e ancor di più alla sola lettura dei nominativi che vanno a comporre quel roster (tutt’altro che da seconda fascia) che
’patron’ Sacrati ha saputo affidare dapprima a coach Sakota ed ora a Pancotto. I ricordi non si stemperano così facilmente, dicevamo, e l’ennesima dimostrazione è venuta dai 40 minuti vissuti non solo sul parquet dai protagonisti ma anche sugli spalti dalle due tifoserie sempre piuttosto colorite nello scambiarsi incessantemente cori di reciproci, goliardeschi,
‘sfottò’, con l’ultima parola che è spettata, di diritto, ai trevigiani, vincitori a referto per la gioia incontenibile del proprio pubblico.