QUANDO parla di Ferrara, ride.

Perché lì ha buttato un anno e mezzo di carriera senza sapere perché, ma vista da Forlì, dal PalaCredito traboccante adrenalina, con una salvezza da conquistare e con Vucinic che lo coccola come un leader, Stefano Borsato ha fatto presto a seppellire i rancori.



"Non ce l’ho con nessuno, è una partita come le altre".

Martellossi però...

"Marte chi...? Non lo conosco".

Dice che non la teme...

"Fa bene. Devono temerci tutti assieme".

Cosa non ha funzionato a Ferrara?

"Saperlo. Anzi, forse lo so ma non posso dirlo, davvero. Non ero nei loro progetti, solo che non me l’hanno detto. Mi spiace soprattutto per il tempo perso".

Dicono: se voleva andar via bastava dirlo.

"Non leggo i giornali.

Ma l’ho chiesto tante volte, possono scrivere quello che vogliono. Io la verità la conosco".

Come si batte Ferrara?

"E’ cambiata parecchio da quando c’ero io. E’ una squadra particolare, che non dà grossi punti di riferimento. Dovremo fare più attenzione a noi stessi che a loro".

Hanno più difesa di Forlì?

"Dubito. Non credo»" 

E Forlì, che qualità ha migliori di Ferrara?

"La voglia, l’intensità.

Giochiamo con più brio e ritmo alto, abbiamo più intesa".

Talento?

"Si equivale".

Rischiate di pagare gli sforzi, in parte inutili, delle ultime settimane?

"Non guardiamo alla classifica. Io non so neanche quanti punti hanno Verona e Lodi... I conti si faranno il 7 maggio".

Frustrazione?

"Assolutamente no.

Siamo gasati, c’è fiducia, i risultati arrivano e l’ambiente è sereno".

Consigli al vostro coach?

"Non ne ha bisogno". 

L’inerzia spinge verso Forlì?

"Certo, lo sentiamo.

Però non dico niente per scaramanzia".

Che accoglienza si aspetta?

"Tutto nella norma. Indifferenza, probabilmente i tifosi non si ricordano neppure che giocavo lì...".

Il pubblico ferrarese non è bollente.

"Ho letto che vorrebbero portare tanta gente al palazzetto. Ma credo che se si riempirà sarà perché arriveranno tanti forlivesi...".