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Il problema dei club è l'assenza di programmazione. Bucchi: "Ci si fa prendere dall'eterismo, la scossa dura un mese".

 

Cosa lega due società da anni alla vana caccia di Siena a due club che stanno lottando per non retrocedere? Un filo sottile ma solidissimo, che parte dalle zone alte della classifica ed arriva sino alle sabbie mobili che portano in Legadue: Roma come Milano, Teramo come Brindisi, hanno tutte esonerato gli allenatori con i quali avevano iniziato la stagione.

I coach arrivati in corsa hanno compiuto miracoli? Bucchi è stato cacciato dall'Olimpia (dopo aver portato la squadra a due finali consecutive...) per aver perso 3 partite: anche Peterson ne ha perse tre, e per di più Milano non ha ancora un'identità difensiva.

Bechi all'Enel e Ramagli a Teramo qualche risultato l'hanno ottenuto, ma continuano ad essere lì in fondo, a giocarsi la salvezza.

Filipovski a Roma ha dato un gioco e idee più chiare, eppure, tra infortuni di vario genere, non riesce a far fare il salto di qualità alla Lottomatica.

CAMBIARE PAGA? - Insomma, cambiare allenatore paga? La domanda è tornata di stretta attualità in questi giorni, con Lardo e il proprietario della Virtus Bologna Sabatini che vivono momenti particolarmente difficili dopo tre sconfitte consecutive. A meno di un crollo totale domenica a Milano, il tecnico dovrebbe riuscire a concludere il campionato (anche se i tifosi della Virtus sono abituati ad ogni genere di sorprese). E questo non perchè Sabatini abbia ancora fiducia in lui, ma più semplicemente perchè, a poche giornate dalla fine della regular season, non è disponibile un sostituto valido.

Così, in un clima surreale, si va avanti: con una squadra costruita per correre guidata da allenatore con ben altra filosofia cestistica, con giocatori che mugugnano perchè si sentono utilizzati poco o in maniera inadeguata, e con Sabatini che, pur confermandolo, non risparmia frecciate al suo tecnico.

Il vero problema è che, soprattutto perquanto riguarda le società di prima fascia, negli ultimi anni si è assistito ad un vorticoso susseguirsi di cambi in panchina, preferendo mettere sotto accusa i coach piuttosto che convogliare i propri sforzi, economici e non, su un lavoro di programmazione. Programmare significa scegliere un coach, dargli fiducia, permettergli di lavorare sullo stesso nucleo di giocatori per almeno 2-3 anni, spalleggiarlo nei momenti di difficoltà e poi, alla fine del ciclo stabilito, trarre le conclusioni.

In Italia nessuno sa programmare sin nei minimi dettagli come Ferdinando Minucci, presidente della Montepaschi. Chi indica nell'appoggio economico della banca il vero motivo dei suoi successi sa di arrampicarsi sugli specchi. E' tanto difficile provare ad imitarlo? Cantù ci è riuscita: si è affidata a Trinchieri dal 2009 (recentemente gli ha proposto di rimanere sino al 2014) e guarda caso è seconda...

UTOPIA - "Ma programmare in questo momento è diventata un'utopia" commenta Piero Bucchi, a cui è stata tolta la panchina di Milano dopo 2 finali consecutive e senza ascoltare le sue richieste di ingaggiare un pivot e un play viste le pessime condizioni fisiche di Petravicius e Finley, salvo poi prendere Eze e Green.

"Tutti sono ormai legati al risultato dell'ultima domenica. Si è presi dall'ansia e dall'emotività. La cosa più semplice da fare è esonerare l'allenatore dando così una scossa alla squadra che dura una mesata. Insomma, ci si fa prendere dall'isterismo".

Su queste basi, potrà mai cambiare il rapporto tra un club e un tecnico? 

"Proteggere il proprio allenatore paga sempre - dice Bucchi - E' fondamentale che nei momenti difficile la società lo sostenga, facendo in modo che tutti lo sappiano, soprattutto i giocatori... Insomma, non ci devono essere per gli atleti spalle su cui piangere. E se possibile, se non ci sono problemi di ordine economico, bisognerebbe provare a seguire le idee del proprio coach".