Roma, così si uccide la passione di una città

Le parole di Gianmarco Pozzecco andrebbero scolpite nella pietra. «Mai nella mia carriera avevo visto un playmaker peggiore di Washington». Il Poz non ha peli sulla lingua e colpisce i giocatori di Roma anche per le facce mostrate durante la gara. «Sembrano portati con forza a fare il gioco più bello del mondo.

 

Io interpretavo il basket con un altro spirito». Ha ragione da vendere e nessuno deve sentirsi offeso dalla sua analisi. Le prove d'appello per Washington sono finite. Non è un play, è una guardia confusionaria e incapace di essere leader. Insomam un bel flop che pesa come un macigno sulla Lottomatica. Ma non è certo l'unico errore di una società che ha fatto dell'improvvisazione una filosofia di vita. Con Tanjevic lontano per i noti problemi di salute che si prende la briga di supportare le scelte tecniche di Filipovski, anima in pena gettata allo sbaraglio come era stato fatto con Boniciolli e altri illustri predecessori.

 

Inutile ora pensare di ricorrere al mercato. Chi tagliare? L'inutile e dannoso Washington? Oppure l'ondivago Smith o il folcloristico Traorè? La stagione e l'Europa sembrano andate. Più che sul giocatore la società dia presto risposte sul futuro del basket. Più che un'eutanasia si sta compiendo sulla pelle della pallacanestro romana un omicidio perfetto. E questo non può essere tollerato.
 

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