Ripartono le trattative tra la Lega e l'Associazione Giocatori, nel tentativo di scongiurare la cancellazione della stagione Nba. C'è ottimismo, ma la distanza da colmare è ancora molta.
di Vincenzo Di Guida
Una piccola luce alla fine del tunnel. L’annosa questione del “lockout” (serrata), tra Proprietari e Giocatori Nba, ha fatto segnare qualche piccolo passo avanti. Calma, siamo ancora molto lontani dalla soluzione, ma dopo un incontro durato oltre 5 ore, nella giornata di ieri, qualche spiraglio positivo si intravede. Insomma, le parti hanno ricominciato a parlarsi, consapevoli che è nell’interesse di tutti far ripartire il circus sportivo, mediatico e soprattutto economico, che ruota intorno all’Nba. Gli incontri proseguiranno la settimana prossima a New York, come ha dichiarato il Commisioner della Lega David Stern: “Continuremo ad incontrarci. E’ importante aver ripreso il dialogo tra le parti”. L’altra parte in causa è l’Associazione Giocatori guidata dal playmaker dei Los Angeles Lakers Derek Fisher, che ha replicato: “ Il tempo c’è ancora, ma non è molto. Vogliamo lavorare per trovare una soluzione”. Le parti non si incontrano dal 9 agosto
CHE COS’E’ IL LOCKOUT? - Il lockout è in vigore dal 1 luglio. Stop alle trattative, ai contratti, al merchandising, alle Summer League. I giocatori non ricevono gli stipendi e non possono avere nessun tipo di rapporto con i loro club. Una serrata nel vero senso della parola, e non uno sciopero (perché a porlo in essere sono i Proprietari e non i Giocatori), come è stato erroneamente definito da chi poco conosce la realtà americana. Il mancato accorto sul rinnovo del CBA (Collective Bargaining Agreement), il Contratto Collettivo, ha avuto una serie di cause scatenanti. In primis, il vecchio accordo prevedeva che ai Giocatori andassero in termini di salari, il 57% dei ricavi della Lega. Troppo per i Proprietari che vogliono la spartizione equa dei ricavi (50 e 50), mentre i Giocatori hanno posto come tetto massimo al di sotto del quale non sono disposti a scendere il 54.3%. L’altro motivo del contendere riguarda il “Salary Cap”. Il tetto salariale è una cifra massima (sui 58 milioni di dollari), che ogni squadra ha a disposizione per pagare gli ingaggi dei propri giocatori. I Proprietari vogliono abbassare questo tetto, rendendolo rigido e non morbido. Tale abbassamento va ad incidere sui contratti dei giocatori, con una perdita dei loro guadagni che potrebbe arrivare anche al 30%.
